Guardia e Ladri: Inaugurazione del Parco Jonio - Andrea Cimini

23 Aprile 2017

Un milione di cose da fare..cavolo: sono in ritardo! Mi vesto, afferro la borsa, ci infilo la Fuji, dove sono le chiavi!? Squilla il telefono: "ecco, ci mancava! Il telefono squilla sempre mentre hai 1000 borse addosso!"
Luca, un mio amico Street Artist, in arte Icarus. Mi chiama e mi avverte che stanno inaugurando nuovamente il Parco Jonio, sul tetto dell'omonima stazione della Metro B1. Bello, interessante..quindi? Quindi ci saranno Nicola Lucioli (Noa), Moby Dick e Giusy Guerriero che dipingeranno i muri di cinta del Parco. Ok: così cambia tutto. A che ora ho il concerto degli Again stasera? alle 22:00..Si dai, faccio in tempo. Aspettami lì, vengo!

Fino a quel giorno non sapevo nemmeno dove fosse il Parco Jonio. Parcheggio e WAAAAAAAAAA! Che pezzi ragazzi! Un muro di cinta lungo quasi 100 metri tutto a tema "Ladri di Biciclette" che fu girato in questo quartiere quasi 70 anni fa.

Trovo il mio amico Icarus che mi presenta Franco Galvano, Vice-Presidente della NSA (Nucleo per la Sicurezza Ambientale e Protezione Civile) di Roma-Nord; l'ente si è fatto carico della riqualificazione e manutenzione dei giardini al di sopra della stazione della Metro B1 Jonio, lo stesso ente che pochi mesi fa ha ripristinato e riqualificato allo stesso modo la Stazione Nomentana. Franco mi spiega che lo stato in cui versano le stazioni ferroviarie Romane è a dir poco disdicevole e che come cittadini abbiamo il dovere morale di occuparcene. Per questo la NSA ha proposto il progetto "Arte in Stazione e Città a Colori" che si propone di occuparsi di 120 snodi ferroviari (avete capito bene: 120!!!) di Roma e provincia.

"Il Parco della stazione Jonio - mi spiega - era stato chiuso per ben due anni a causa di atti vandalici, scarsa manutenzione e risorse limitate: un peccato". Per questo la NSA ha partecipato ad un bando comunale per la gestione di quest'area pubblica e lo ha vinto. La proposta è facile: pulizia, gestione, organizzazione di attività ricreative ed eventi. "Il problema - continua Franco - come al solito sono i fondi e trovarli non è stato facile ma ce l'abbiamo fatta". Gli chiedo come mai la StreetArt e mi risponde che anche questa è una forma d'arte, anzi è la forma d'arte più attuale che possediamo  e sarebbe un errore non valorizzarla.

"Ok Franco: mi sembra un progetto grandioso!..scatto due foto se non ti dispiace."

Mi avvicino un po cauto ai ragazzi che con le loro bombolette stavano dando gli ultimi ritocchi alle loro opere. Non sapevo come un artista che si occupa di murales avrebbe risposto alla presenza del mio obbiettivo; fino a qualche tempo era un'attività malvista dalla massa. Inoltre, personalmente ho sempre ritenuto questi artisti delle entità, espressioni della società, che si manifestano all'improvviso, di notte, lasciano il loro indelebile marchio e così come sono apparsi scompaiono. Un po come Zorro o Batman; difensori senza volto di una libertà di espressione libera dalla carta..o dai pixel oramai.

Così un po a disagio, come il Sergente Garcia in procinto di smascherare Zorro, mi avvicino agli artisti ma ogni mia paura sparisce non appena mi ritrovo a stringere la mano di Noa tutta impiastricciata di vernice, che mi sorride e mi invita lui stesso a fotografarli. Mi presento a Moby Dick e Giusy. Che tipi! Non mi aspettavo assolutamente dei ragazzi così..così..normali! (colpa della mia mitizzazione).

A questo punto tiro fuori la mia X-T2 con lo splendido xf 16-55 f2.8 e, per trovare un'angolazione buona, comincio a sgattaiolare tra la folla che si era radunata. Quasi inconsciamente mi accorgo che mi ritrovo sempre a fotografarli escludendo il pubblico: è cosa certa che se mi avessero ingaggiato come fotografo ufficiale della giornata mi avrebbero licenziato in tronco! Ma sostengo fortemente che l'arte sia per tutti ma che il processo creativo che porta all'opera d'arte sia personale. Credo che sia un processo intimo, interiore. Vedevo nello sguardo di questi ragazzi come riuscivano mentalmente a teletrasportarsi lontano da quella folla durante ogni decisione che precedeva una sferzata di colore. Si alienavano per pochi secondi per poi tornare tra noi. Quindi ho deciso che quello che volevo mostrare era la loro intimità nel flusso creativo.

Pit stop e xf 50-140 f2.8 worn on!

Da qui in poi lascio parlare le immagini

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